Ingredienti

1kg di farina
circa 1lt di acqua
6g di lievito di birra
Una patata media
Extravergine Terre Rosse q.b.
Sale q.b.
Nonna Melina le metteva a crescere vicino al camino la mattina per poi friggerle il pomeriggio ed avevano un sapore inconfondibile. Sul web traccia delle scarpelle abruzzesi non ne vedo. Molto presenti sono quelle molisane dove in alcuni casi compare anche l'uovo. A Villa Santa Maria le impastiamo con le patate con due (anche tre) lente lievitazioni...

Procedimento

1.Pelate la patata, tagliatela in pezzi e mettetela a lessare in acqua salata
2.Quando è cotta schiacciatela con le mani nella sua acqua e mettete da parte
3.In una ciotola capiente tritate il lievito di birra e scioglietelo con l'acqua di patate
4.Aggiungete la farina e mischiate, aggiungendo poca per volta la patata schiacciata (conservate un po' di acqua per ben regolare la durezza dell'impasto)
5.Impastate bene, aggiungendo una presa di sale, spolverate con della farina e mettete a lievitare in un luogo tiepido fino al raddoppio del volume
6.Quando la pasta è cresciuta passateci sopra un giro d'olio, massaggiate per sgonfiarla e rimettetela a lievitare fino a raddoppio
7.Finita la seconda lievitazione (potete farne una terza se avete tempo e se volete l'impasto più soffice) passate alla cottura, strappando le scarpelle e friggendole in olio bollente (metà semi e metà oliva)
8.Le scarpelle si possono mangiare semplici, spolverate di zucchero e imbottite con prosciutto o altro salume. Altra versione è inserire nell'impasto crudo qualche acciuga sott'olio

In questo #8dicembre importante per la tradizione cristiana è d’obbligo un momento di raccoglimento per contemplare…le scarpelle.

Non so se si era capito, ma quest’anno dopo 45 di presenza ininterrotta non passerò il #Natale in Abruzzo. Ma sono certo che sarà bello lo stesso, tra brindisi in videochiamata, videochiamate e brindisi e videobrindisi senza chiamate.
E per rendere meno traumatica l’assenza farò tutto quello che per anni ho fatto e visto fare. E ci saranno di sicuro le scarpelle, che nonna metteva a crescere vicino al camino la mattina per poi friggerle il pomeriggio. Un odore e una scena indelebile nel tempo.
Sul web traccia delle scarpelle abruzzesi non ne vedo. Molto presenti sono quelle molisane dove in alcuni casi compare anche l’uovo. A Villa Santa Maria le impastiamo con sola acqua, farina, lievito e una patate con due (anche tre) lente lievitazioni.
Mancherà il camino, forse la neve ma la versione romana di queste feste sarà fedele alla tradizione più della copia migliore di un Modigliani.
E quando potrò consumarla la ‘vendetta’ sarà senza scrupoli e non si faranno prigionieri..

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